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3-Bagno Vignoni e Bagni di San Filippo  - Le fonti termali della Val d’Orcia

L’Amiata vista dalla piscina di Bagno Vignoni, sullo sfondo della Val d’Orcia, è uno dei panorami più belli della provincia di Siena. L’acqua calda che sgorga qui è un altro dei numerosi doni dell’antica montagna. Bagno Vignoni è un borgo medievale, anche se l’origine delle terme, come quella di Bagni San Filippo, è con ogni probabilità etrusca; 
La piazza principale è costituita da un’immensa vasca di acque calde e vaporose, che in inverno soprattutto creano una suggestione magica, immerse nel paesaggio leonardesco che circonda il paese. L’acqua ha sostituito la pavimentazione tipica della piazza italiana. Intorno alla vasca, un palazzo rinascimentale attribuito a Bernardo Rossellino, il creatore di Pienza un’altra delle perle della val d’orcia,  si slancia dalle acque come una visione, mentre il loggiato medievale e la cappellina che vi è inserita sono dedicati a Santa Caterina da Siena, che frequentò questi luoghi. Le acque solfato-bicarbonato-calcio-magnesiache, carbogassose, sgorgano da varie sorgenti a una temperatura di 42°C e sono particolarmente indicate per le malattie dell’apparato osteoarticolare e reumatiche, dell’apparato respiratorio e delle prime vie aeree, del ricambio, di malattie cutanee e dell’apparato genitale femminile, anche se attualmente le cure a disposizione sono rivolte solo alla terapia dell’apparato muscolo-scheletrico.

A pochi chilometri sono da visitare anche le Terme dei Bagni di San Filippo.
 

Dal centro del borgo percorrendo la strada bianca sulla sinistra si arriverà al “Fosso Bianco”, un torrente immerso nel bosco, dove confluiscono diverse sorgenti di acqua calda in un susseguirsi di “pozze” a modo di piscine naturali. Lungo il percorso, da attraversare a piedi,è possibile ammirare le particolari formazioni calcaree che per le suggestive forme hanno ispirato diversi nomi come la balena bianca o il ghiacciaio.

Le acque termali di San Filippo, note fin dal periodo romano, posseggono diverse caratteristiche idrologiche usate a scopo terapeutico. I Bagni sono stati frequentati da illustri personaggi nel corso dei secoli, in particolare dai rappresentanti della famiglia fiorentina dei Medici: Leonardo il Magnifico, Cosimo I che ristrutturò le terme nel 1566 e poi nel Seicento il Granduca Ferdinando II.


 

 4 - San Quirico d’Orcia
Nel cuore della Val d’orcia, si trova l’antico borgo  di probabile origine etrusca di San Quirico d’Orcia, posto a 424 metri sul livello del mare, immerso in un paesaggio fatto di colline, oliveti, vigneti e di boschi di querce . Il centro storico è caratteristico per le stradine lastricate e le fontane di pietra. Nel medioevo la località si trovava sulla direttrice della Via Francigena, testimoniata dalla presenza dell’Ospedale della Scala, luogo dove veniva offerta ospitalità ai pellegrini. Meritano poi una visita i resti della torre del Cassero e gli Horti Leonini, tipico giardino cinquecentesco da cui si accede da un’entrata tra le mura e la piazza. San Quirico ha inoltre alcune chiese rilevanti dal punto di vista storico-artistico: oltre alla già citata Collegiata di San Quirico (più precisamente Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta) e alla Chiesa romanica di San Biagio a Vignoni, vanno segnalate la Chiesa di San Giovanni Battista a Bagno Vignoni, la Chiesa e la Cappella della Madonna di Vitaleta, immagine simbolo della val d’orcia e  la Chiesa di Santa Maria Assunta e l’Oratorio della Misericordia. Nella frazione Vignoni è presente un antico castello, il Castello di Vignoni in val d’orcia, quasi disabitato, già residenza dei Salimbeni nel XII secolo, e successivamente degli Amerighi dal XIV secolo. Il sito ha un bellissimo panorama all’intorno sulla val d’orcia. Ha una torre medioevale mozzata, una chiesa romanica ripristinata (all’interno era conservato un crocefisso del Giambologna, ora custodita presso il museo di Montalcino, e una fonte battesimale del secolo XV, ora presso la Collegiata di San Quirico) e, di fianco alla chiesa, l’impianto immobiliare (riedificato nei primi anni novanta) del quattrocentesco Palazzo degli Amerighi, in cui si ordì la congiura contro gli Spagnoli oppressori di Siena (1555-1559).

5 – Pienza: la perla della val d’orcia
La storia di Pienza, al contrario di quella dei comuni vicini, non è caratterizzata da lunghi periodi di vicende medievali e guerre. La città infatti altro non era che un piccolo borgo della val d’orcia fino al 1462, conosciuto col nome di Corsignano. L’evento che cambiò le sorti di Pienza fu la nascita nel 1405 di Enea Silvio Piccolomini che 53 anni dopo divenne Papa Pio II. Proprio un viaggio del pontefice verso Mantova lo portò ad attraversare il luogo di nascita e il degrado che trovò lo portò a decidere la costruzione sopra l’antico borgo, affidandone il progetto all’architetto Bernardo Rossellino: costruzione che durò circa quattro anni e portò alla luce una cittadina armoniosa e con forme tipicamente quattrocentesche. La morte prematura di papa Pio II chiuse anche la storia del comune che da allora è rimasta pressoché invariata.

Per la bellezza del suo centro storico rinascimentale nel 1996 Pienza è entrata a far parte dei Patrimoni naturali, artistici, culturali dell’UNESCO, seguita poi nel 2004 dalla stessa zona valliva in cui sorge: la Val d’Orcia.

Gran parte del rilevante patrimonio storico-artistico di Pienza si concentra nella suggestiva piazza dedicata al pontefice Pio II, personalità che tanto ha dato alla cittadina: isolata e ben visibile è subito la rinascimentale Cattedrale, di fronte il Palazzo Comunale e accanto Palazzo Borgia e Palazzo Piccolomini. Il Romitorio è composto da locali scavati nell’arenaria da monaci eremiti, e si trova nei pressi di Pienza in val d’orcia.

info e news: http://www.prolocopienza.it

 6 - Montepulciano: la patria del Nobile
La leggenda narra che Montepulciano è stato un insediamento etrusco costruito per ordine di re Lars Porsenna. Storicamente la città appare per la prima volta nel 715 con il nome di Castel Poliziano, sempre conteso tra Firenze e Siena a causa della sua importanza economica e strategica.
Il nucleo centrale di Montepulciano è la piazza principale: Piazza Grande. Il complesso della piazza comprende la Cattedrale, il Palazzo Comunale, il Palazzo del Capitano del Popolo,e i Palazzi Nobili-Tarugi e Contucci. Il Duomo sorge sul sito dell’antica chiesa parrocchiale romanica di Santa Maria.
Opposto al lato minore del Palazzo Nobili-Tarugi troviamo l’ eccezionale bellezza del Pozzo dei Grifi e dei Leoni, costruito nel 1520 da Antonio da Sangallo il Giovane.

La città è legata alla produzione del Vino Nobile di Montepulciano, uno dei vini più antichi e pregiati d’Italia. Percorrendo il centro della cittadina potrete visitare alcune delle più antiche cantine del territorio.

Altri  importanti monumenti da vedere:
Palazzo Neri Orselli: (Museo Civico e Pinacoteca Cruciani)
Palazzo Ricci: sede della Biblioteca e Archivio Storico
Chiesa di San Francesco, Chiesa di Santa Lucia, Palazzo Avignonesi, il PalazzoBatignani, il Palazzo Cocconi, Palazzo Bucelli, Palazzo Cervini, Torre di Pulcinella, Casa di Poliziano, Chiesa di S. Agnese, Chiesa di S. Biagio

info: https://www.prolocomontepulciano.it

....e adesso passiamo alla visita nella zona dell’Amiata e della val d’Orcia grossetana

7 – Giardino e parco artistico di Daniel Spoerri
Il giardino di Daniel Spoerri si trova si trova in prossimità di Borgo Tepolini a circa 2 km. di distanza, nel comune di Seggiano, nella val d’orcia grossetana.
E’ un grande parco di sculture iniziato nel 1991, ed ancora oggi in via di sviluppo.
Il percorso scultoreo si sviluppa in una  tenuta di più di 16 ettari composta da vari profili paesaggistici, entro i quali le opere si integrano o si contrappongono, ora vi si nascondono, ora vi si ergono, comunque in dialogo con lo spazio.
Accanto al percorso artistico se ne può  seguire anche uno botanico richiamato dai numerosi cartellini bianchi sul cammino dove sono segnalati i nomi delle piante e riportate alcune informazioni o annotazioni curiose su di esse.

Le piante tipiche di questo habitat: boschi di castagni, coltivazioni di olivi, di una specie autoctona particolare, l’olivastra seggianese, la macchia di ginestre e piante profumate si legano all’interventi e i due percorsi intrecciandosi invitano ad unire le percezioni diverse di questo luogo alchemico e magico: “è importante il sentiero, che si misura a passi, gli odori che si respirano, i rumori che si odono, l’acqua nella quale ci si imbatte (ci sono due sorgenti al giandino); e i dislivelli del terreno, i campi e i prati che s’alternano con la foresta e la boscaglia…” ha scritto Spoerri. Il giardino ha visto svilupparsi  non solo la quantità delle opere, rapidamente aumentate, ma ha avuto una mutazione anche nel suo aspetto : all’inizio ospitava soltanto le sculture di Spoerri poi, dal 1996, è diventato il percorso di una vita, nel quale ci si imbatte nell’interventi di tanti altri autori, suoi amici e compagni di esperienze, fino a giungere al 2000 quando il giardino si è aperto ad interventi di artisti italiani come Mainolfi e Barni.

In dieci anni di attività sono state installate 90 opere di 40 artisti diversi, che si possono liberamente scoprire percorrendo i sentieri che attraversano ca.16 ettari di boschi, prati e terreni . Per una visita esauriente si impiegano circa 2- 3 ore, aiutati da una cartina che permette di orientarsi e ricevere le notizie essenziali sulle opere che si incontrano e sul percorso botanico che affianca quello artistico.

A dieci anni dalla sua nascita la Fondazione “Il Giardino di Daniel Spoerri” ha deciso di ampliare le ore di apertura e di riattivare il piccolo punto di ristoro con una nuova apertura. Il visitatore troverà al Giardino anche l’opportunità di pranzare (cucina semplice, con piatti toscani).
Per info visitate il sito : http://www.danielspoerri.org

8 – Castel del Piano, il Palio delle Contrade e il Monte Amiata

Castel del Piano risulta avere antichissime origini, provate anche da numerosi reperti (di età paleolitica e neolitica) rinvenuti negli scavi di farina fossile largamente presenti sul territorio.
Il comune viene nominato per la prima volta dalle fonti con l’antico nome di “Casale Plana” all’interno di alcuni documenti dell’abbazia del Monte Amiata datati anno 890.
Negli anni dal 1175 al 1331 fu possedimento dei conti aldobrandeschi di Santa Fiora.
Dopo la caduta della Repubblica di Siena, entrò a far parte dei possedimenti di Cosimo de’ Medici. Il territorio comunale si  sviluppa tra la val d’orcia e le pendici dell’amiata

Il Palio e la leggenda della SS. Maria delle Grazie:

Anche a Castel del Piano, così come a Siena, e come in altri comuni della bassa Toscana, viene corso il Palio delle contrade.

La prima corsa dei cavalli è datata 9 settembre 1402, quando il comune si trovava in pieno governo senese (la Repubblica di Siena aveva conquistato il paese nel 1331).

Il Palio si corre tutti gli anni l’8 settembre, natività di Maria Vergine e festa di Maria Santissima delle Grazie (patrona del paese) a cui è intitolata la Carriera e che è ritratta in tutti i “Cenci” che sono offerti alla contrada vittoriosa.La scelta di correre le carriere l’8 settembre deriva dall’istituzione, avvenuta nel 1431, della festa religiosa legata alla SS. Madonna delle Grazie (icona quattrocentesca attribuita a Sano di Pietro attualmente conservata nell’omonima chiesa del paese).
Dopo una visita alla cattedrale e al centro storico è d’obbligo un’escursione alla Vetta del Monte Amiata ( 1738 m.) a pochi chilometri da Castel del Piano.

Un vulcano spento ricoperto di pini, castagni e faggi. Un’antica madre sacra che da secoli sparge su tutto il territorio benefici influssi. Si dice che il Brunello di Montalcino non sarebbe così buono se non ci fosse il Monte Amiata a climatizzare le sue uve. L’aria non sarebbe di certo così cristallina, senza la cintura di verde che avvolge l’Amiata. Le acque non sarebbero così fresche, la selvaggina così abbondante, i funghi così rinomati per la loro qualità. I fiumi Albegna, Fiora e Paglia nascono direttamente dall’Amiata. Il fiume Orcia trova la sua via nel lato nord della montagna e dà il nome alla meravigliosa Val d’Orcia.

In inverno è possibile sciare e ristorarsi nei vari rifugi in vetta. Nelle altre stagioni si può godere di un magnifico panorama a 360 gradi sulle vallate sottostanti e sulla val d’orcia.

In vetta si potrà ammirare anche la croce monumentale che è stata realizzata in ferro battuto dalle officine senesi di Luciano Zalaffi tra il 1900 e il 1910. È alta 22 metri e la sua costruzione fu decisa in seguito alle indicazioni di Leone XIII che, al fine di festeggiare l’Anno Santo del 1900, suggerì di innalzare monumenti che celebrassero la redenzione sulle montagne italiane

 9 - Santa Fiora - tra "I Borghi più belli d'Italia"

L’egemonia degli Aldobrandeschi sui territori del Monte Amiata specialmente sul territorio di Abbadia San Salvatore, farà di Santa Fiora uno dei centri più importanti della bassa Toscana, con il ruolo di capitale dell’omonima contea fin dal X secolo.  Santa Fiora merita un particolare cenno per le tradizioni popolari e per i caratteri ambientali che tuttora conserva. Le sorgenti del fiume Fiora alimentavano, prima che fossero destinate ad una rete di acquedotti diretta a tutta la Toscana del Sud, una peschiera inserita in un parco alberato altamente suggestivo, che completava il vasto giardino padronale degli Sforza-Cesarini, signori di Santa Fiora all’indomani della caduta degli Aldobrandeschi. Oggi la cosiddetta Peschiera è tuttora esistente ed è utilizzata, oltre che per l’allevamento di trote e di carpe, anche come itinerario turistico.

Di grande interesse il centro storico di Santa Fiora, che presenta al suo apice una piazza ove si affaccia il palazzo Municipale, oltre a ciò che resta delle fortificazioni medioevali, piazza che è da considerarsi il salotto buono dell’intero territorio amiatino. Di recente è stato allestito un museo delle miniere, che pur non risultando esteso e documentato come quello di Abbadia, segna una signifificativa evocazione dell’epoca mineraria vissuta intensamente  nel territorio di Santa Fiora e Castellazzara (miniere di mercurio del Siele e del Morone).

Dalla piazza, percorrendo la via Carolina, si giunge alla Chiesa della Pieve (delle Sante Flora e Lucilla, patrone del paese), ove si trova l’ opera d’arte, forse la più rilevante dell’intero territorio amiatino. Si tratta della collezione delle pregevoli ceramiche di Andrea della Robbia (1435-1525), autentiche gemme dell’arte toscana, sia per per esecuzione tecnica, di cui è prova luminosa la perfetta conservazione nei secoli, che per sensibilità artistica. Fra esse segnaliamo la Madonna della Cintola, il Battesimo e l’Ultima Cena, oltre ad un trittico con l’Incoronazione al centro e i santi Francesco e Girolamo nei riquadri laterali.

info: http://santafioraturismo.it

10 –  Abbadia San Salvatore -  L'Abbazia e il Museo delle Miniere

La storia ha riservato a questa località fasi di prestigio temporale in cui il Monastero, prima benedettino poi cistercense, ha esercitato un potere di rilievo in ampi territori posti sul versante orientale e su quello occidentale dell’Amiata. L’abbazia ebbe fortuna alterne, dovute anche ai frequenti scontri sia con la potente casata degli Aldobrandeschi, sia con gli Orsini e in genere con gli alleati degli imperatori, soprattutto quando questi mantenevano rapporti conflittuali con il Papato di Roma; fu infine soppressa nel 1782.

Da ricordare come dall’abbazia stessa provenga il celebre Codex Amiatinus, risalente al VII secolo, attualmente conservato presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze.

Il Museo dell’abbazia è situato nei locali confinanti con quelli del monastero ed è in collegamento attraverso una scala di ferro. Al suo interno sono presenti pezzi unici che testimoniano il patrimonio del monastero stesso. Tra i pezzi più importanti un cofanetto-reliquiario del VIII secolo, il reliquiario di San Marco Papa, a forma di busto, di Angnolo Romanelli (1381), una casula del VIII-IX secolo e un pavimento senese di maiolica datato XV secolo già della Chiesa della Madonna del Castagno[2].

La miniera di cinabro, ad oggi ormai chiusa, persenta gallerie per 35 chilometri che si estendono per 400 metri in profondità. Nella torre dell’orologio è possibile visitare il museo minerario insieme ad una gallerie con un percorso di circa 300 metri dove sono riprodotti i luoghi di lavoro[2].

Abbadia San Salvatore,  rievoca l’ormai trascorsa epoca della produzione del mercurio, proveniente dal suo minerale di base (il cinabro) che si estraeva in una miniera limitrofa allo stesso paese, ma anche in altri siti dell’Amiata. Oggi del mercurio, non più prodotto da oltre trent’anni, rimane una memoria conservata in un interessante museo ricavato dalla vecchia miniera, un’area riqualificata a destinazione artigianale. Il Museo operativo da qualche anno, propone un’interessante storia dell’estrazione, anche grazie al valido contributo di ex minatori in qualità di guide. ( da non perdere )

info e feste:http://www.cittadellefiaccole.it